28 luglio 2013

Recensione "Le ore" - Michael Cunningham

Quanto è complicato recensire uno dei propri libri preferiti?

Michael Cunningham
Le ore


ISBN: 978-8845249778

Pagine: 167

Editore: Bompiani


Solo la letteratura può restituire un senso alle nostre vite confuse e sghembe. Anzi, la letteratura è il solo specchio dentro cui la vita, riflettendosi, giunge per un momento a dire se stessa. È l'idea centrale di questo romanzo. Tre donne lo abitano. La prima è una donna famosa, una scrittrice famosa: Virginia Woolf, ritratta a un passo dal suicidio, nel 1941, e poi, a ritroso nel tempo, mentre gioca col dèmone della sua scrittura. Le altre due sono donne che abitano luoghi e tempi diversi. Clarissa Vaughan, un editor newyorkese di oggi e Laura Brown, una casalinga californiana dell'immediato dopoguerra.

Recensione:
Ho scoperto questo capolavoro con un ritardo clamoroso, ma l'anno scorso ho finalmente aperto gli occhi ed è stato amore a prima vista, un colpo di fulmine a tutti gli effetti. Lo stile di Cunningham mi ha coinvolto dalle prime righe e mi ha trasportato in questo bellissimo viaggio nelle vite di tre figure femminili molto affascinanti e complicate. L'autore si è ispirato al romanzo di Virginia Woolf, pubblicato nel 1925, La signora Dalloway e oltre ad aver inserito direttamente il personaggio della tormentata scrittrice, ha incluso numerosissimi riferimenti più o meno immediati al libro in questione. Per esempio, Clarissa Vaughan, l'editor newyorkese, è soprannominata "signora Dalloway" dall'amico scrittore Richard Brown e Laura Brown, la casalinga californiana, ama isolarsi e perdersi tra le pagine di La signora Dalloway. I riferimenti all'ipotesto (La signora Dalloway), spaziano dal carattere dei personaggi, ai gesti e addirittura ai dialoghi, con l'inserimento di alcune citazioni dirette. Detto questo, non è obbligatorio aver letto il romanzo della Woolf per apprezzare Le ore, ma sicuramente è un bonus che permette di cogliere arguti collegamenti. 

Le storie delle tre protagoniste, sebbene siano ambientate in luoghi e periodi storici differenti, continuano a sovrapporsi, sottolineando la fluidità del tempo e dello spazio. Temi ricorrenti come l'importanza del passato, la voglia di evadere, la malattia, il suicidio, la letteratura e la creazione artistica legano ulteriormente le tre storie e danno un senso di continuità alla narrazione. Un aspetto del romanzo che ho particolarmente apprezzato è la capacità di Cunningham di cambiare stile per adattarsi all'epoca e al luogo in cui è ambientata la storia. Difficilmente ho trovato un pastiche così ben riuscito. L'inserimento del discorso indiretto libero, tratto distintivo della Woolf, ben si adatta al tono della narrazione e l'alternanza tra momenti di dialogo ed altri più introspettivi mantengono un ritmo costante e tengono il lettore incollato alle pagine del romanzo. In parole povere, non c'è una storia più importante ed "interessante" delle altre, ma ci troviamo di fronte a tre autentiche protagoniste. L'autore, inoltre, è stato in grado di creare dei personaggi secondari a tutto tondo, menzione d'onore allo scrittore malato di AIDS Richard Brown. Chiamarlo "personaggio secondario" è quasi un errore.

In questo romanzo Cunningham è stato in grado di indagare con grande profondità e sensibilità numerose sfumature dell'animo umano e a creare una profonda empatia tra personaggio e lettore. Già dal prologo, che contiene la straziante lettera d'addio di Virginia Woolf al marito Leonard, si può comprende l'intensità dei sentimenti che verranno poi sviluppati all'interno della narrazione. L'intreccio non è particolarmente elaborato, ma certe pagine sono davvero un pugno allo stomaco, ma in senso positivo.

Per concludere, quando si parla di Le ore, non si può fare a meno di menzionare il pluripremiato film del 2002, diretto da Stephen Daldry, The Hours. Mi limiterò a dire che, secondo me, Nicole Kidman, Julianne Moore e Meryl Streep sono state scelte perfette per incarnare le tre protagoniste. So che la Kidman ha vinto l'Oscar come miglior attrice per la sua interpretazione di Virginia Woolf, ma il mio personale Oscar va a Julianne Moore. Davvero commovente e straziante. Consiglio a tutti sia il libro che il film (in questo ordine). 

5 STELLE piene con lode.

21 luglio 2013

Lost in Translation: "The Emperor's Babe" di Bernardine Evaristo

  
Lost in Translation, i libri non (ancora) tradotti.








Inauguro la rubrica Lost in Translation con un libro che mi sta molto a cuore. Dopo mesi e mesi passati ad analizzare ogni sua singola parola nella mia tesi di laurea triennale, mi ero riproposta di non aprirlo per un bel po', ma per voi lettori questo ed altro. Sto parlando del romanzo in versi The Emperor's Babe (2001) della scrittrice anglo-nigeriana Bernardine Evaristo. Nonostante sia stato eletto nel 2009 dal quotidiano The Times come uno dei cento migliori libri del decennio, non ha mai raggiunto la popolarità in Italia (se non in ambiente accademico) e non mi risulta sia in commercio una traduzione. Lettori anglofili, siete pronti per un'avventura tragicomica tra toghe Armani e Valentino?


Bernardine Evaristo
The Emperor's Babe

ISBN: 9780140297812

Pagine: 250

Editore: Hamish Hamilton/Penguin

2001

Siamo nel 211 d.C.. In una Londinium immaginaria, ma perfettamente ricostruita nei minimi dettagli, seguiamo le avventure di Zuleika, la giovane protagonista di origini sudanesi. La ragazza viene data in sposa ad un ricco senatore romano e inizia, così, la sua nuova vita tra le quattro mura di una lussuosa villa nel centro della capitale britannica, in cui viene educata dai migliori maestri come una perfetta civis romana. Zuleika, però, abituata alle scorribande con l'amica Alba e il transessuale Venus, si sente come un canarino in gabbia e per questo intreccia una relazione potenzialmente pericolosa con l'imperatore Settimio Severo, in visita nella capitale.

L'intreccio è semplice e lineare, ma lo stile utilizzato è ciò lo rende così interessante. L'intento dell’autrice, infatti, è quello di raccontare una storia attraverso la poesia e sfatare il mito di un genere tradizionalmente impegnato e necessariamente ostico. I suoi distici liberi scorrono via veloci e vengono alternati a componimenti di forma metrica variabile utilizzati per sottolineare i momenti più intimi e delicati. I suoi versi vivaci e pungenti permettono al lettore di seguire l’intreccio senza quasi accorgersi che si tratta di un romanzo in versi. Inoltre, il suo particolare stile ha il compito di far emergere un tema importante di questo romanzo: la continuità che esiste tra cultura classica e cultura contemporanea. Tutto ciò si traduce in una fitta rete di riferimenti presi dalla cultura pop, dal mondo classico e dall'universo letterario. Inoltre, lingue come latino, italiano, scozzese, francese e dialetto cockney vengono vorticosamente alternate e plasmate con l’obiettivo di creare una nuova lingua ibrida che rispecchi la natura multiculturale e multietnica di Londinium. L'anacronismo regna volontariamente sovrano e non mancano riferimenti alle griffe d’alta moda: l'imperatore indossa una toga Armani e Zuleika, da vera fashion victim, sfoggia un abito Valentino. Non mancano, poi, i temi importanti come l'emarginazione, la multiculturalità, la questione dell'identità e la figura della donna.

The Emperor's Babe è un romanzo molto ricco sia dal punto di vista linguistico, sia da quello tematico. Non è un libro semplicissimo da leggere in lingua originale, soprattutto se si vogliono cogliere tutte quelle sfumature a cui ho accennato, ma lo consiglio vivamente. Sicuramente tradurlo non sarà un'impresa facile, ma spero che prima o poi qualcuno lo faccia.

Per farvi un'idea dello stile, vi riporto alcuni versi:

"He made me read Homer’s Iliad,
which I found bloody tedious, quite frankly.

All about the siege of Troy. I mean, who cares?
Just an intsy-wintsy bit old-fashioned?

Theodorous says I shouldn’t write poetry
until I’ve studied the last thousand years

of the canon, learnt it off by heart
and can quote from it at random, and imitate it

before attempting my own stuff, and he says
it’s imperative I start with hendecasyllables

à la Pliny Jr, but I retaliated, saying
I found the lot of it B-O-R-I-N-G,

to be honest, and then he really lost it,
said poetry’s supposed to be difficult ‘cos

it’s high art, otherwise any Tom, Dick
or Hortensius would understand it, yeah!"


© Bernardine Evaristo, The Emperor's Babe, pp. 83-84.



Photo Credit: Hayley Madden

Bernardine Evaristo è nata e cresciuta a Londra da mamma inglese e padre nigeriano. Quarta di quattro figli, è cresciuta a Woolwich, South London, e ha studiato come attrice e ha lavorato in teatro. Per maggiori informazioni, date un'occhiata al sito ufficiale.




18 luglio 2013

Recensione "Inferno" - Dan Brown

Sarò ancora in grado di scrivere una recensione decente dopo tutto questo tempo? Lascio la parola a voi, ma tentar non nuoce. Il libro di cui vi parlo oggi è Inferno di Dan Brown. Siete pronti?

Dan Brown
Inferno


ISBN: 9788804631446

Pagine: 528

Editore: Mondadori

In vendita dal 14 maggio 2013


Non è affatto sorprendente che lo studioso di simbologia Robert Langdon sia un esperto di Dante, anzi. È naturale che al poeta fiorentino e alla visionarietà con cui tradusse in forme solenni e oscure la temperie della sua epoca tormentata il professore americano abbia dedicato studi e corsi universitari ad Harvard. E quindi è normale che a Firenze Robert Langdon sia di casa, che il David e piazza della Signoria, il giardino di Boboli e Palazzo Vecchio siano per lui uno sfondo familiare, una costellazione culturale e affettiva ben diversa dal palcoscenico turistico percorso in tutti i sensi di marcia da legioni di visitatori.

Ma ora è tutto diverso, non c'è niente di normale, nulla che possa rievocare una dolce abitudine. Questa volta è un incubo e la sua conoscenza della città fin nei labirinti delle stradine, dei corridoi dei palazzi, dei passaggi segreti può aiutarlo a salvarsi la vita. Il Robert Langdon che si sveglia in una stanza d'ospedale, stordito, sedato, ferito alla testa, gli abiti insanguinati su una sedia, ricorda infatti a stento il proprio nome, non capisce come sia arrivato a Firenze, chi abbia tentato di ucciderlo e perché i suoi inseguitori non sembrino affatto intenzionati a mollare il colpo. Barcollante, la mente invasa da apparizioni mostruose che ricordano la Morte Nera che flagellò l'Europa medievale e simboli criptici connessi alla prima cantica del Divino poema, le labbra capaci di articolare, nel delirio dell'anestetico, soltanto un incongruo "very sorry", il professore deve scappare. E, aiutato solo dalla giovane dottoressa Sienna Brooks, soccorrevole ma misteriosa come troppe persone e cose intorno a lui, deve scappare da tutti.

Comincia una caccia all'uomo in cui schieramenti avversi si potrebbero ritrovare dalla stessa parte, in cui niente è quel che sembra: un'organizzazione chiamata Consortium è ambigua tanto quanto un movimento detto Transumanesimo e uno scienziato come Bertrand Zobrist può elaborare teorie che oscillano tra utopia e aberrazione.


Recensione:
Sono certa che il 99.9% di voi conosca Dan Brown. Tanti lo leggono, tanti lo criticano e arricciano il naso con fare un po' hipster, ma è sempre in cima alle classifiche dei libri più venduti in tutto il mondo. Il classico bestseller. Non nascondo che i suoi libri siano un mio guilty pleasure, un piacere non tanto proibito che alterno volentieri a letture universitarie impegnate, e pur non essendo dei capolavori letterari, hanno il pregio di avere un intreccio accattivante e una buona dose di suspance. Da questo punto di vista, Inferno non ci delude.


CampanileGiotto-01Ritroviamo lo studioso di simbologia Robert Langdon, che ormai oserei chiamare investigatore dopo tutti i casi risolti nei libri precedenti, nel suo habitat naturale: nel bel mezzo di un sinistro mistero che può mettere a repentaglio le sorti dell'intero genere umano. Questa volta il suo nemico numero uno è Bertrand Zobrist, la perfetta incarnazione dello scienziato pazzo e megalomane. Sotto spessi strati di follia, però, questo personaggio elabora teorie purtroppo non così tanto utopiche costringendo il lettore a pensare e a definire il confine tra aberrazione e soluzione ingegnosa. Brown è abile a mescolare invenzione e realtà e instaura un dialogo diretto tra libro e lettore mettendo in gioco tematiche interessanti come la teoria malthusiana.


Florence - tower of the Palazzo VecchioIl libro, però, s'intitola Inferno e, come tutti noi italiani sappiamo bene, si tratta di un chiaro riferimento alla Divina Commedia di Dante. Come abbiamo già potuto osservare nei suoi libri precedenti, soprattutto in Angeli e Demoni, Brown ama l'Italia ed è affascinato dai suoi misteri e dalla sua letteratura. Questa sua "ossessione", però, inizia a creare i primi problemi del romanzo. Langdon conduce gran parte delle sua indagine a Firenze e lo scrittore descrive in modo quasi maniacale tutti i monumenti e le leggende legate alla città. Lo stesso fa quando l'azione si sposterà a Venezia e ad Istanbul. Per quanto sia sicuramente un grandissimo spot per la meravigliosa città toscana, certe volte queste descrizioni risultano esagerate e rallentano troppo l'azione. Nonostante io adori Firenze, non nascondo di aver saltato qualche paragrafo. In parte, poi, si manifesta lo stesso problema nei numerosissimi e ripetuti riferimenti alla Divina Commedia, che per un studente medio italiano appaiono scontati. Capisco che nel resto del mondo non si studi Dante come in Italia, ma alcune spiegazioni mi sono sembrate un po' banali e ripetitive.

L'intreccio è in linea con lo stile tipico di Dan Brown: colpi di scena, inseguimenti, tanti riferimenti storici e trovate geniali spesso al limite dell'assurdo. Il personaggio di Langdon è sempre una certezza e anche i personaggi di contorno non sono mal sviluppati. Una lettura leggera, forse un po' troppo lunga, che sono certa riuscirà a coinvolgervi se siete amanti del genere. Non è il migliore di Brown, ma non è certo il peggiore. Una cosa è certa, mi è venuta una gran voglia di tornare a Firenze!

L'avete letto? Siete d'accordo? Cosa ne pensate?

Leggete qui gratuitamente il primo capitolo dal sito ufficiale della Mondadori.

3 1/2 STELLE











17 luglio 2013

Ich liebe Libri 2.0

Ormai so che non ci speravate più e, a dir la verità, non ci speravo più neanche io. L'ultimo post di questo blog risale al lontano 15 gennaio 2012 e in un anno e mezzo sono cambiate tante cose. Tanto per nominarne una, mi sono laureata e ho cominciato la specialistica. Questa, però, è un'altra storia e non sono qui per parlare di questo. In questa calda serata estiva vi scrivo, invece, per darvi una notizia che spero consideriate positiva...

Siete pronti? Morite dalla voglia di scoprirlo? Va bene, non sono proprio esperta nel creare suspance. Ho praticamente svelato tutto con il titolo del post, quindi bando alle ciance.

In breve, "come l'araba fenice che risorge dalle proprie ceneri" Ich liebe Libri torna a volare tra le pagine dei libri. Ovviamente non sarà identico alla versione precedente, i tempi cambiano e anche la sottoscritta invecchia, ed è per questo che ho deciso banalmente di aggiungere un 2.0 al titolo. Per ora non voglio svelare nulla; questo è solamente un annuncio, un simpatico teaser. Da domani inizierò a svelare le mie carte. 

Di una cosa potete essere certi: le recensioni non mancheranno!!!

E finalmente posso davvero dirlo... A DOMANI!

P.S. Mi scuso con tutti coloro che hanno inviato mail e commenti in questi ultimi mesi. Da oggi risponderò regolarmente.

15 gennaio 2012

Recensione "Switched" - Amanda Hocking

Dopo un mese di pausa dovuto alle cause più disparate (vacanze, internet traballante, pigrizia, studio, compleanno, il primo trenta e lode), si torna in grande stile con il romanzo di Amanda Hocking!

Amanda Hocking
Switched

ISBN: 978-88-7625-149-8


Pagine: 284


In libreria dal 20 gennaio 2012


Wendy Everly ha diciassette anni e un carattere insolitamente difficile. Vive con il fratello e la zia in una piccola, noiosa cittadina di provincia. La madre è ricoverata in una clinica psichiatrica, da quando ha tentato di ucciderla il giorno del suo sesto compleanno. È stato allora che Wendy le ha sentito pronunciare per la prima volta un'accusa terribile: di avere in qualche modo preso, alla nascita, il posto del suo vero figlio. Adesso le giornate di Wendy trascorrono pigre, tra un liceo dove non s'impara nulla di davvero eccitante e una vita sociale e familiare prevedibile e monotona, quando va bene. Wendy sa di essere diversa dalle altre ragazze, ha scoperto di possedere un potere oscuro che le permette di influenzare le decisioni altrui, un potere segreto che non può rivelare a nessuno e di cui lei non può ricordare l'origine. A offrirle una inquietante risposta sarà Finn, un affascinante ragazzo da poco in città che si manifesta una notte alla finestra della sua stanza. È infatti lui che le rivelerà la sua vera identità di changeling e le dischiuderà le porte di un mondo attraente e sconosciuto, duro e sconvolgente, e dove la magia è di casa. Un mondo percorso da insidie cui Wendy scopre dolorosamente di appartenere, e dove le è riservato un destino più grande di quanto lei possa immaginare.


Recensione:
Il mio rapporto con Switched non è stato semplice. L'ho iniziato a metà di dicembre, l'ho abbandonato per motivi di studio il giorno successivo e oggi l'ho ripreso in mano dopo quasi un mese. L'inizio non mi aveva particolarmente colpita, i personaggi non mi sembravano molto diversi dai classici eroi ed eroine degli young adult degli ultimi anni e la rivelazione del caro Finn mi aveva lasciato un po' perplessa. Last but not least, mi ero proposta di iniziare nuove saghe solo ed esclusivamente sotto tortura. Beh, le premesse non erano confortanti, ma quando ho riaperto il libro le cose sono iniziate a cambiare.

Wendy, una protagonista che non ho preso molto in simpatia per il suo essere inconsapevolmente molto viziata, viene catapultata in una situazione totalmente aliena e spiazzante che non augurerei neanche al mio peggior nemico. Privata della quotidianità e degli affetti di una famiglia anomala ma unita, è costretta ad abbandonare la sua posizione nella società ed occuparne una di alto rango nella quale il libero arbitrio sembra venir meno. Wendy, accompagnata dall'affascinante Finn, è costretta ad adattarsi alle norme di una comunità alla quale non si sente di appartenere e deve fare i conti con il suo stato di changeling. Il fardello dell'infanzia pesa costantemente sulle sue spalle e non le permette di vivere come una persona normale. La normalità, d'altronde, non fa parte della vita di Wendy e ciò si sintetizza nel suo oscuro potere di influenzare le decisioni altrui. Un potere apparentemente comodo, ma di cui la ragazza si sente profondamente in colpa e sono proprio i fantasmi dell'infanzia che si trasformano in questo opprimente  e costante senso di inadeguatezza.

Da metà in poi, il libro scivola via leggero e senza intoppi. La trama diventa sempre più coinvolgente e la brillante scrittura della Hocking fa la differenza. I personaggi acquistano spessore pagina dopo pagina e creano nel lettore le inevitabili preferenze. I sentimenti si intrecciano con l'avventura soddisfando sia chi cerca azione, sia i più romantici. La divisione in capitoli è molto intelligente ed equilibrata, il pathos e la routine sono sempre ben miscelati. Il finale, essendo il primo capitolo di una serie, non è un vero e proprio finale e crea una sensazione di sospensione un po' amara. La voglia di sapere "come andrà a finire" è tanta, ma le ultime pagine peccano di una concentrazione di eventi forse un po' troppo esagerata. Il ritmo raggiunge il suo apice a poche pagine dalla conclusione e le ultime scene sono un po' confuse e poco sviluppate. Uno young adult molto tradizionale e leggero, ma che lascia una piacevole sensazione a fine lettura.

P.S. Per chi ha già letto il libro: Rhys, nonostante non sia esattamente il protagonista maschile, è diventato presto il mio personaggio preferito. Qual è il vostro?

3 1/2 STELLE















Amanda Hocking  ha ventisette anni, vive in Minnesota e non aveva mai venduto un solo libro prima del 15 aprile 2010, fino ad allora i suoi romanzi erano stati rifiutati da più di 50 editori americani. Poi li ha pubblicati in edizione digitale su Amazon.com e ha ottenuto un successo senza precedenti, arrivando a vendere in un anno oltre due milioni di copie (a gennaio 2011 la Hocking ha venduto una media di 9.000 copie digitali al giorno) e attirando l'attenzione della St. Martin's Press che le ha offerto un contratto milionario per l'edizione cartacea della trilogia Trylle inaugurata da Switched. I suoi romanzi sono stati definiti un vero e proprio fenomeno del "self-publishing", e secondo il The Observer Amanda è «l'esempio più  spettacolare di un'autrice che nel mondo digitale ha trovato una miniera d'oro». I suoi libri verranno tradotti in 30 paesi. I diritti della saga Trylle sono stati già opzionati da Terri Tatchell, sceneggiatrice di District 9, per la trasposizione su schermo. Da sempre amante della comunicazione in rete, aggiorna costantemente i suoi seguitissimi profili social: twitter (@amanda_hocking), facebook (www.facebook.com/amandahockingfans) ed il suo blog ufficiale (http://amandahocking.blogspot.com)

Qualche informazione di servizio:

- Chiunque abbia acquistato o acquisti un Kindle può scaricare gratuitamente i primi quattro capitoli di Switched direttamente dal sito Amazon.it dove il libro è in vendita.

- Leggi qui il primo capitolo.

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